| Il Graal appare per la prima volta sotto
forma letteraria nel Perceval ou le conte du Graal di
Chrétien de Troyes (XII secolo). In questo racconto
il Graal non viene mai definito "santo" e
non ha niente a che vedere col Calice che avrebbe
contenuto il sangue di Cristo.
Non si sa neppure di preciso che forma abbia perché
Chrétien, descrivendo il banchetto nel
castello del Re Pescatore, dice semplicemente che «un
graal antre ses deus mains / une dameisele tenoit»
(un graal tra le sue due mani / una damigella teneva) e
descrive le pietre preziose incastonate nell'oggetto
d'oro.
Il Graal viene citato di nuovo in una delle
scene finali, quella in cui un eremita rivela a Perceval
che il Graal porta al padre del Re Pescatore un'ostia,
nutrimento spirituale (secondo alcuni però questa scena
potrebbe essere una aggiunta spuria).
Una successiva interpretazione del Graal è quella che
si trova nel Parzival di Wolfram von Eschenbach, secondo
il quale il Graal sarebbe una pietra magica (lapis
exillis) che produce ogni cosa che si possa desiderare
sulla tavola in virtù della sua sola presenza.
Fu Robert de Boron, nel suo Joseph d'Arimathie
composto tra il 1170 ed il 1212, ad aggiungere il
dettaglio che il Graal sarebbe la coppa usata
nell’Ultima Cena, nella quale Giuseppe di Arimatea
avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo sulla
croce. Giuseppe avrebbe poi portato la coppa nelle Isole
britanniche e lì fondato la prima chiesa cristiana. La
cristianizzazione della leggenda del Graal è proseguita
dalla Queste del Saint-Graal, romanzo anonimo scritto
verso il 1220, probabilmente da un monaco, che fa del
Graal la Grazia divina.
Vari cavalieri intrapresero la ricerca del Graal in
racconti annessi al ciclo arturiano. Alcuni di questi
racconti presentano cavalieri che ebbero successo, come
Percival o Galahad; altri raccontano di cavalieri che
fallirono nell’impresa per la loro impurità, come
Lancillotto. Nell’opera di Wolfram, il Graal fu messo in
salvo nel castello di Munsalvaesche (mons salvationis) o
Montsalvat, affidato a Titurel, il primo re del Graal.
Alcuni hanno identificato il castello con il Monastero
di Montserrat in Catalogna.
La leggenda del Graal è riportata anche in racconti
popolari gallesi, dei quali il Mabinogion è il più
vecchio dei manoscritti sopravvissuti (XIII secolo).
Esiste anche un poema inglese Sir Percyvelle del XV
secolo. In seguito le leggende di re Artù e del Graal
furono collegate nel XV secolo da Thomas Malory nel Le
Morte d'Arthur (anche chiamato Le Morte Darthur) che
diede al corpus della leggenda la sua forma classica.
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