| Secondo il racconto dei Vangeli sinottici (Matteo
26,26-29; Marco 14,22-25; Luca 22,15-20), durante
l'Ultima Cena Gesù prese il pane, lo spezzò, lo diede ai
suoi discepoli e disse: "Prendete e mangiatene tutti,
questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi";
poi prese il calice, rese grazie, lo diede ai suoi
discepoli e disse: "Bevetene tutti, perché questo è il
mio sangue dell'alleanza versato per tutti in remissione
dei peccati".

Il giorno dopo, Venerdì di Passione, Gesù fu
crocifisso. Quando venne deposto dalla croce uno dei
suoi discepoli, Giuseppe d'Arimatea, lo avvolse in un
lenzuolo e lo portò nella tomba di famiglia che si era
da poco fatta costruire lì vicino.
Robert de Boron,
autore del Roman dou l'Estoire de Graal ou Joseph d'Arimathie
(secolo XIII) aggiunge a queste vicende un episodio che
non compare né nei vangeli canonici né negli
apocrifi: mentre il corpo di Gesù veniva lavato e
preparato per essere sepolto, alcune gocce di sangue
uscirono dalla ferita infertagli dal centurione;
Giuseppe le raccolse nella stessa coppa che era servita
per la consacrazione dell'Ultima Cena. Giuseppe lasciò
poi la Palestina e si rifugiò in Britannia[3] con il
Santo Graal, raggiungendo la valle di Avalon
(identificata già con Glastonbury) che sarebbe diventata
il primo centro cristiano oltre la Manica.
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